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Scoppia la moda del formaggio vegano, ma attenzione ai grassi: cosa mangiamo veramente

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Formaggio vegano- Ristorantiregionali.it

Negli ultimi anni il formaggio vegano ha conquistato gli scaffali dei supermercati bio e delle principali catene, con un’offerta che spazia dagli spalmabili ai sostituti della mozzarella e del grana, fino a versioni che imitano anche i formaggi blu.

Pur rappresentando un’alternativa 100% vegetale, questi prodotti meritano attenzione, perché le differenze nutrizionali rispetto ai formaggi tradizionali non sono sempre a favore della salute.

Tra i più diffusi, i vegan cheese a base di riso come Strachicco e MozzaRisella utilizzano il riso integrale germogliato al posto del latte. La ricetta prevede oli vegetali, aromi naturali e addensanti come agar-agar, gomma arabica e xanthano. Sebbene le calorie siano leggermente inferiori rispetto alla mozzarella tradizionale e non ci sia colesterolo, il contenuto proteico è praticamente assente, mentre i grassi rimangono elevati, per lo più saturi. Questo significa che chi li utilizza come sostituti deve integrare proteine altrove nella dieta.

Cosa c’è nei formaggi vegani più famosi

Altri prodotti, come le fettine vegane a base di acqua e olio di cocco, ripropongono in versione vegetale i formaggi fusi tipo Sottilette. Anche in questo caso i grassi saturi rappresentano la componente principale e le proteine sono quasi nulle. Questi alimenti, pur privi di colesterolo, non migliorano significativamente il profilo nutrizionale rispetto agli equivalenti animali.

Formaggio vegano, cosa mangiamo veramente Ristorantiregionali.it

Formaggio vegano, cosa mangiamo veramente – Ristorantiregionali.it

Più interessanti sono invece i vegan cheese a base di soia, come il Fior di tofu di Sojasun o lo Spalmabile Valsoia. Questi prodotti hanno un buon contenuto proteico e grassi prevalentemente insaturi, offrendo un’alternativa più bilanciata. Il tofu fermentato, l’olio di semi e gli addensanti naturali permettono di ottenere consistenza e sapore senza eccessi di grassi saturi o carboidrati. Tuttavia, alcuni prodotti spalmabili, soprattutto quelli bio a base di frutta secca, possono contenere quantità elevate di grassi (fino al 47%) e un lungo elenco di ingredienti, trasformandoli in alimenti ultra-processati.

Un punto critico riguarda il sale: molti vegan cheese presentano livelli più alti rispetto ai formaggi tradizionali, fatta eccezione per alcune fettine, già molto salate. Anche il prezzo è un fattore da considerare: mentre la ricotta e il Philadelphia costano tra i 5 e i 10 euro al kg, gli equivalenti vegetali possono superare i 20 euro, arrivando a cifre molto elevate per prodotti di frutta secca fermentata come Cicioni.

Secondo il parere del fisiologo della nutrizione Enzo Spisni, i sostituti vegetali possono essere utili, ma vanno scelti con criterio. Prodotti semplici, con pochi ingredienti, grassi limitati e buon contenuto proteico, rappresentano un’alternativa più valida. Gli altri, ricchi di grassi saturi, carboidrati e additivi, non garantiscono vantaggi nutrizionali e vanno considerati alimenti ultra-processati.

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